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Studenti

23 Dicembre 2010 alle 15:30

Questa mattina, ore 8.00, freddo, buio e pioggia a catinelle, nel mio liceo, in provincia di Milano, è iniziato l'ultimo giorno di scuola, prima delle attese vacanze natalizie. Gli studenti tutti al loro posto, tra ordinarietà quotidiana e la lieve eccitazione di chi ancora attende qualcosa di nuovo. Lezioni, interrogazioni, verifiche (persino!), gli ultimi venti minuti dedicati a panettone e coca, tra scambi di piccoli regali, sorrisi e qualche, non sempre intonato, canto natalizio. Li guardavo misurando gli anni luce che li dividono da quegli altri studenti che oggi hanno invaso le piazze d'Italia. Niente lamenti, rabbia; B. è il loro ultimissimo pensiero e mi domando se sia un male. Eppure credo che la maggioranza assomigli più a loro che a quelli che ci mostrano in televisione. Ma nessuno li vede, è come se non avessero voce, perchè, semplicemente, stanno dentro la loro età con naturalezza e colmi di speranza. Individualisti? Superficiali? Disimpegnati? Non so. Ma credo che abbiano il diritto di essere presi in considerazione, per come sono. Smettendo di chiamare "gli studenti" la minoranza pur cospicua che, con metodi vecchi, liturgie ancora più vecchie, slogan consunti e anche sgrammaticati i media ci raccontano tutti i giorni. Noi, oggi, i libri non li abbiamo usati come scudi. Li abbiamo aperti e ci abbiamo faticato sopra. Insieme.

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