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Emergenza educativa

23 Dicembre 2010 alle 14:00

E' molto frequente sentire gli adolescenti definire “una persona” il feto umano, come è frequente sentire questa definizione a proposito dell'embrione. Sorprende questa loro capacità di passare da ciò che si “vede” ad un concetto filosofico complesso e non immediato. Sorprende perchè il materialismo relativista di cui sono circondati lascia pochi spazi, ma non stupisce perchè gli strumenti ipotetici-deduttivi, che affiorano nel nuovo modo di conoscere la vita dell'adolescente, lo fanno ragionare in modo lineare e coerente. Così ragiona l'adolescente, e non si sbaglia. Queste certezze danno all'adolescente una contentezza profonda, una specie di pace interiore, perchè si rende conto che non si tratta di opinioni personali ma della realtà. Tutto l'argomento inevitabilmente si porta dietro la questione “dell'esistenza di Dio”, della “Creazione”, della “vita” dell'uomo e della donna, del dopo “la morte”. Che l'essere umano nella forma embrionale si caratterizzi per una sua propria individualità, che comunichi con la madre con segnali biochimici, che si prepari e diriga il suo impianto uterino, che non si arresti più fino a 80, 90 ...anni, non può essere smentito. La dott.ssa Eleonora Porcu, responsabile del Centro di infertilità e fecondazione assistita dell’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna, va ancora oltre dicendo che: “Nessuno scienziato può negare che l’embrione è comunque anche un individuo, che ci sia oppure no l’eventuale impianto, quindi che ci sia o no la gravidanza”. Per noi umani essere “un individuo” significa essere “persona”. Hanno ragione dunque gli adolescenti a credere in questa semplice realtà e a sentirsi confusi quando gli adulti la negano e la irridono.

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