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Lettera aperta a Napolitano

22 Dicembre 2010 alle 17:00

Sono anch'io uno studente universitario. Non ho devastato, non bivacco negli spazi pubblici della Facoltà, non chiudo in aula gli studenti che vogliono seguire le lezioni, non interrompo le lezioni degli altri annunciando il blocco della didattica, non ho dato fuoco a cassonetti e non ho pensato nemmeno per un istante né di giustificare né di comprendere le ragioni di chi l'ha fatto. Non provo solidarietà per chi (i ricercatori) si è accorto solo dopo vent'anni e per ragioni che ho ben chiare in mente che non ha l'obbligo dell'insegnamento e legittimamente non sapendo con chi prendersela se la prende con i più deboli della vicenda: gli studenti che in tutta la vicenda in discussione oltre ad essere gli unici a pagarla sono anche gli unici a pagare (le tasse universitarie). Non grido, non vengo invitato alle trasmissioni di Santoro, non vengo intervistato dal TG24 e da tutti i media. Silenziosamente e senza voler imporre nulla a nessuno vorrei solo studiare e frequentare le lezioni per cui ho pagato e la cui perdita non mi sarà compensata in nessuna maniera. E come me vorrebbero questo la stragrande maggioranza dei milioni di iscritti alle scuole superiori e università che (a fronte dell'esigua minoranza che lo fa) non partecipano alle manifestazioni. Le chiedo quindi formalmente di essere ricevuto anch'io per esporle le ragioni di chi non urla, non brucia, non lancia sassi, ma nonostante ciò esiste, pensa, studia.

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