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Le prefiche di Dio

22 Dicembre 2010 alle 20:30

Sarebbe interessante scoprire una politica “politicata” che facesse a meno di certe sceneggiate da “Commedia dell’arte” e si dedicasse esclusivamente all’ideale di cui dovrebbe essere la messaggera. Non so quanti sarebbero d’accordo sul mutamento di rotta né quanti avrebbero la cultura per farsi portatori di un ideale che mai hanno posseduto. Dio morì molti decenni fa e l’ideale era una promanazione della divinità. Si è presunto che liberandoci di Dio avremmo potuto viaggiare con migliore speditezza fra le coscienze sgravate dall’antico SERVAGGIO. Non ci si rese conto che l’ideale era fatto di spiritualità, d’immaginazione, come Dio, interpretato da ciascun uomo dalla fede che altro non è se non volontà morale sotto mutate spoglie. Gli uomini, senza ideali, smarriti nella società consumistica e realistica, son restati orfani di quella spinta ideale che li metteva nelle condizioni di accettare più sacrifici per aggiudicarsi la meta idealizzata. Oggi si rimpiange la perduta idealità (il materialismo è un diritto strombazzato dalla sinistra tutta che plaude finanche allo sbandato Fini) e si addebita alla politica politicata la colpa di aver perduto il contatto con la “gente”, cioè gli interpreti che dell’ideale perduto non hanno nemmeno consapevolezza. Si affida all’informazione (qualsiasi tipo di informazione) una virtù taumaturgica quasi un Dio cacciato dalla porta e rientrato dalla finestra. Non è così! La “gente” aspira al miracolo, non al Pannella che quotidianamente imperversa (monotonamente) con le sue trovate pubblicitarie. Un partito è fatto di anime e le anime tendono a Dio: non a mammona. Basta così!

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