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Il daspo per le manifestazioni

21 Dicembre 2010 alle 13:00

Secondo Sofri il daspo esteso alle manifestazioni di piazza ricorda il fascismo che impediva agli oppositori politici di partecipare alle manifestazioni di regime e ne assicurava la buona riuscita. E' questo il punto: impedire ai violenti di partecipare alle manifestazioni di piazza, al di là del mezzo giuridico utilizzato, e considerato che a differenza dell'epoca fascista non sono politicamente e mediaticamente possibili abusi da parte del governo, tutela in primo luogo la libertà di manifestazione. Tutto ciò che contribuisce a distinguere chi è violento da chi non lo è, e tanto più se se ne assumono la responsabilità le forze dell'ordine (che tra l'altro avrebbero meno alibi per eventuali abusi nell'uso della forza), è in difesa della libertà prima ancora che della sicurezza. La mia libertà si fonda innanzitutto sul fatto che uso la violenza esclusivamente per legittima difesa: ciò comporta che posso giudicare lo Stato, i suoi rappresentanti, le sue leggi e i suoi simboli da pari a pari, e rispettarli solo se lo meritano, e al contempo essere in grado di convivere pacificamente con gli altri cittadini. Se invece si ammette la possibilità che i cittadni siano violenti, allora necessariamente devono essere anche sottomessi allo Stato, come sudditi e non come cittadini, perché caratteristica fondamentale dello Stato moderno è il monopolio della violenza.

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