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Damocle e la sua spada

21 Dicembre 2010 alle 09:30

Il problema sollevato dall’editoriale del direttore è reale. Come sempre. Come mai c’è un fuggi fuggi di politici e giornali sulla proposta rivoluzionaria auspicata da Sergio Marchionne. Perché non si è aperto un dibattito? A parte che ormai i dibattiti partono esclusivamente da Il Foglio, avete mai visto un tentativo di discussione partito da per esempio Il Giornale o La Stampa, dal Corrierone o dall’Unità? La Fiat non è più nostra dobbiamo mandarlo a memoria, la Fiat è una multinazionale a tutti gli effetti, è come l’Ikea che se decidesse di chiudere tutti gli store da un giorno all’altro, perché non redditizi, o anche per cacchi suoi, che potere avrebbero lo Stato con i suoi sindacati non globali? Niente. Le multinazionali sono spade di Damocle. Dove sono Sacconi e Tremonti si chiede Ferrara. Beh, Sacconi ha un pensiero che rimanda a una gradualità massima, anche perché c’è il terrore delle elezioni. E Tremonti? A tal riguardo risponde indirettamente e involontariamente Romano Prodi oggi su Il Messaggero: il Ministero dell’Economia in questa fase è inesistente, appena si muove si va a elezioni. E’ tutto bloccato caro direttore, per questo non è visibile alcun progetto per i giovani ad esempio. La crescita che auspica Confindustria è improbabile nella pratica con questo governo, mica per incapacità dei singoli alcuni dei quali molto preparati e volonterosi, ma per l’impossibilità data dai numeri sui quali si regge lo stesso, ci vorrebbe un vero e proprio piano globale ma con l’apporto di buona parte dell’opposizione.

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