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Caporetto incombe/2

16 Dicembre 2010 alle 12:27

L’operazione del 14 aveva uno scopo preciso: Dimostrare che al senato c’è una maggioranza solida e che alla camera non c’è maggioranza alternativa. Sul piano politico la vittoria è netta perché Fini non è decisivo e il PD, senza vincere le elezioni, non andrà al governo. FLI non è così coesa come Bocchino immaginava, tant’è che con l’ala dura il dialogo è finito. Le soluzioni a questo punto sono solo due: o allargare la maggioranza o il voto perché i numeri oggettivamente assicurano che la camera è ingovernabile. L’altro dato politico, non indifferente, è la salita al colle di Berlusconi subito dopo il voto e a distanza di un’ora l’accenno alla possibilità di un allargamento della maggioranza e perfino ad una crisi pilotata. Questo significa che caporetto non è all’orizzonte in nessuno dei due casi, voto o accordo con UDC poiché la crisi al buio per eliminare il premier non ci sarà, con gran dispetto per gli amanti della prima repubblica. Alle sinistre il solito compito di citare Noriega, Berlusconi capo mafia, quando l’accordo nel 93’ lo fece un governo di sinistra, e così via. Casini sarà blandito da PD, che teme le elezioni come la peste, Fini che senza il terzo polo ha un futuro molto incerto, e dal premier per proseguire la legislatura. Non so come finirà ma sono abbastanza sicuro che l’elettorato UDC è di centro destra e non di sinistra, un dato che Casini dovrà gestire indipendentemente dai parlamentari, che come noto sono divisi sul da farsi. Infine le elezioni, oggi tecnicamente più vicine, sono lo spauracchio per molti, meno per PDL e Lega.

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