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Anche Di Pietro ha qualche diritto

16 Dicembre 2010 alle 09:00

L’ideologia fa brutti scherzi. Lasciamo ai fini giuristi ed agli interpreti ogni possibile declinazione del dolo. “Eventuale” o meno che sia, se un giudice può individuare la fattispecie dell’ omicidio volontario per i fatti della Thyssen, non c’è ragione sostanziale (quella formale si potrebbe sempre “costruire” con altrettanta pervicacia ideologica) per non imputare al mestatore di turno le conseguenze (“eventuali”?) dell’esplicito e per certi versi addirittura imbarazzante sobillamento degli umori più violenti del ribellismo forcaiolo della piazza. E invece no. La nostra coscienza - ma anche la nostra cultura giuridica – come ci impone di escludere che Harald Espenhahn abbia “voluto” la morte dei suoi dipendenti, altrettanto ci impone di escludere che il mestatore abbia voluto la morte di chicchessia nelle strade di Roma. Perfino Antonio di Pietro, quindi, avrebbe avuto il diritto di invocare la legge a sua difesa nell’eventualità di un esito tragico per i fatti di ieri. (Liberi, poi, i suoi elettori, di trarne le debite conseguenze).

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