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"Libertà va cercando"

9 Dicembre 2010 alle 18:00

Bandinelli ritorna sul tema del suicidio in considerazione del funerale in chiesa (a differenza di Welby) di un giovane diacono suicida, perché escluso dal sacerdozio. Su tale questione si continua a confondere la pietas religiosa con la dottrina, immodificabile nella condanna del suicidio come opzione volontariamente deliberata, anche se finalizzata alla giustizia (Catone?). Il suicidio, quando non è indotto da una patologia mentale, è il risultato di una disperazione spirituale, che anche se si veste dei nobili paralogismi della ragione ( stoicismo) non può convenire con il cristianesimo. La questione della dannazione di Giuda (che presso Dante è l'attrattore infernale nella natural burella) non riguarda il tradimento; se la morte di Cristo non poteva avvenire che per mezzo di colui che il maestro stesso aveva scelto a tal fine, non si può credere che il salvatore del mondo abbia salvato tutti tranne "l'amico", che aveva scelto perché si compissero le scritture. E' più verosimile credere che Giuda si sia dannato per la disperazione che lo condusse sospendersi all'albero della morte piuttosto che a quella della Vita, che in lui oltre alla fede nel suo maestro sia venuta meno anche la speranza, perché si era estinta nel suo cuore la carità: i tre doni dello Spirito Santo senza i quali è impossibile per tutti- entrare nel regno dei cieli.

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