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Revisionismo Risorgimentale/4

8 Dicembre 2010 alle 17:30

Lei non è sufficientemente informato sul Regno delle Due Sicilie. Al momento mi soffermo soltanto sulla ricchezza e sulle condizioni economiche dei cittadini. Cito, per sua informazione, solo alcuni passaggi della ricerca storica d'archivio del Prof.Gennaro De Crescenzo dal titolo “Le industrie del Regno di Napoli”. Inizia: Il Regno di Napoli era il terzo polo più industrializzato d'Europa. Il comparto artigianato-industria-servizi-terziario occupava circa un milione e duecentomila addetti.Le officine di Pietrarsa davano lavoro a 1050 operai quando l'Ansaldo di Genova ne contava 450 e la Fiat non esisteva. L'alta qualità della produzione e i metodi di lavorazione all'avanguardia ne fecero un modello da imitare persino per gli inglesi.Si possono ricordare i cantieri navali di Castellammare di Stabia (1800 addetti), l'Arsenale di Napoli (1600 operai) e un centinaio di officine meccaniche sull'intero territorio delle Due Sicilie. Per non parlare delle industria tessili (che fornivano la casa reale inglese e l'Esercito francese), cartarie, del vetro, chimiche ed estrattive, la lavorazione delle pelli e del cuoio, il settore alimentare con circa 300 pastifici che esportavano in tutto il mondo, gli oleifici pugliesi che avevano il marchio dop dal 1844. Tutta l'industria napoletana fu lasciata letteralmente languire dopo l'unificazione, affamata dall'abbattimento troppo repentino dei dazi e dalla mancanza di commesse statali che furono assegnate ad aziende del Nord in proporzione vergognosa. PS. La prima linea ferroviaria d'Italia fu inaugurata nel suddetto regno di cartapesta.

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