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Ricercatori a vita/3

6 Dicembre 2010 alle 20:00

Pur essendoci dentro fino al collo (assegnista di ricerca), non ho seguito molto le vicende mediatiche legate al DDL Gelmini (e ascoltare ad annozero studenti della mia città ripetere slogan, bruciando l'occasione di dire qualcosa di utile sulla riforma, mi ha convinto che ho fatto bene). Mi sembra però che quando si parla di "ricercatori", si intende genericamente sia quelli a tempo indeterminato che i "post-doc", cioè quelli che hanno finito il dottorato e fanno ricerca con contratti di altro genere (per la cronaca i ricercatori a tempo determinato, chiamati "in formazione" in Italia esistono già). Chiaro che quelli "a vita" hanno meno da lamentarsi rispetto ai veri "precari", ma cambiare le regole in corsa porta con se tutta una serie di problemi che non sarà (eventualmente) facile risolvere e da qui le proteste da parte di chi teme di non poter più fare carriera universitaria possono essere più giustificate. Sulla produttività scientifica o meno dei ricercatori ci sarebbe molto da dire, ma in sintesi non si può fare di tutt'erba un fascio. C'è chi scalda la sedia, chi si fa in quattro, chi vorrebbe fare ricerca ma è caricato di corsi e molte altre situazioni. La cosa per me certa e per la quale rimango davvero allibito è che chi l'università la vive (e si rende quindi conto della situazione) sa che con o senza riforma Gelmini la situazione è disastrosa. Si urla a gran voce che con la riforma il ricercatore a tempo determinato finirà in mezzo alla strada e spesso chi lo dice (con cognizione di causa), è uno che - come me - anche senza riforma, in mezzo alla strada ci finirebbe lo stesso. Anche se ho dei dubbi sulla riforma, non mi unisco alla protesta, perchè questo fa passare l'idea che, tutto sommato, lo status quo va bene. Beh, ve lo dico io: non va bene affatto!!! E a mio avviso non c'è riforma che possa peggiorare la situazione.

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