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Real-politik e real-law

29 Novembre 2010 alle 14:00

C’è la legge come c’è la politica. Però il mondo gira perché c’è la real-politik. La real-politik permettere di intrattenere rapporti economici fra democrazie e dittature, se così non fosse passeremmo da una guerra all’altra; ad esempio, in Cina farebbero la fame e per tener buono il miliardo e passa di cinesi non potrebbero far altro che addebitare la colpa della miseria all’Occidente e scatenare una guerra mondiale. Questo ci insegna la storia. Lo stesso vale per tutti, sottolineo tutti, i Paesi industrializzati che intendano esportare i propri prodotti ad alta tecnologia. E’ indispensabile che operino all’interno di una real-law. Se qualcuno pensa che una qualsiasi azienda italiana, tedesca o americana possa aggiudicarsi l’appalto di una diga in un Paese in via di sviluppo governato da un regime non democratico senza avere a disposizione fondi neri per corrompere e gratificare chi deve decidere, be’ questo qualcuno vive nel mondo dei sogni. Pertanto, nell’interesse del Paese, è indispensabile che aziende di livello multinazionale che competono nel mercato globale creino dei fondi neri. Piaccia o no ai moralisti o ai giudici. L’Italia, come tutti i Paese industriali per girare ha bisogno della real-law. Perciò chi è al vertice di certe istituzioni ha, non solo il diritto ma il dovere di adottare e di far adottare una real-law nell’interesse di noi cittadini italiani. Chi sostiene il contrario o vive nell’utopia di un’etica irrealizzabile o è un ipocrita se non addirittura un disfattista irresponsabile, un disfattista con la potenza distruttiva di un vero e proprio atto di terrorismo: in grado di mettere in ginocchio il Paese.

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