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Il Piave mormorò

29 Novembre 2010 alle 17:30

Perché Tremonti tiene la barra immobile al centro e non concede che uno spazio effimero agli 'sviluppisti'? Perché è convinto, secondo me a ragione, che la Grande crisi è peggiore della Grande depressione (da cui si uscì, tanto per ricordare, soltanto con una guerra mondiale dopo la quale, però, l'Occidente mantenne l'egemonia, seppure per virtù americana, mentre oggi l'ha persa), che siamo forse a metà del guado e unicamente chi centellinerà le risorse potrà restare più a lungo in apnea e quindi sopravvivere. I costi evidenti della strategia saranno il degrado della vita civile, materiale ed economica. Soprattutto l'Italia, col suo debito pubblico miliardario ma con risorse private cospicue, può solo sperare di resistere finché altri cedano prima e ci aprano prospettive economiche (da noi sperperate allegramente). Hanno ottenuto di più le nazioni che potevano permettersi di allargare i cordoni della borsa pubblica? Certo, nel frattempo bisognerà comunque inventarsi una beffa di Buccari, un volo su Vienna, l'affondamento di una Prinz Eugen con un barchino silurante; nel frattempo avranno ceduto anche molti italiani, me incluso, ma in guerra (questa è una guerra) non c'è scelta tranne rischiare di morire perché altri vivano. Insomma, tenere la linea del Piave (boia chi molla!) finché inizieranno a scricchiolare gli Imperi centrali, poi, solo allora, lanciare la cavalleria rimasta su Vittorio Veneto. Strategia dura e nobile, quella di Tremonti, ma nel 150° dell'Unità (dopo i rifiuti napoletani e l'alluvione in Veneto), c'è ancora il presupposto di tale strategia, un'Italia del Piave?

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