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Finanziamento allo spettacolo/7

26 Novembre 2010 alle 09:00

Devo proprio essere un tipo superficiale, infatti non mi sono mai chiesto se Kubrick piuttosto che Fellini o Chaplin fossero di destra o di sinistra, non mi sono mai chiesto se Beckett piuttosto che Shakespeare o Eschilo fossero di destra o di sinistra: mi sono limitato a gioire delle loro opere. Ma quello che appare evidente è che agli italiani non interessa mai, sottolineo mai, risolvere un problema, fare un passo avanti verso una convivenza rispettosa delle idee altrui: all’italiano interessa vincere il campionato della ringhiera, quello che si giocava all’interno delle vecchie case lungo i navigli, costruite a ferro di cavallo con al centro il cortile e ai vari piani i ballatoi da cui si sporgevano i bambini più piccoli a guardare i fratelli maggiori contendersi la palla. Finanziamento alla cultura secondo l’italica vulgata può essere solo “tutti i soldi che vogliono, sempre e comunque” oppure “che si arrangino”. Il pensare ad una soluzione che permetta di finanziare chi pensa di avere delle idee senza offrirgli la possibilità di trasformarsi in un parassita è pura utopia; forse perché sarebbe difficile contestare la cosa e si perderebbe la possibilità di polemizzare con gli altri? E poi ci meravigliamo, sia a destra che a sinistra, che i cosiddetti leader passino il loro tempo a farsi gli affari propri mentre è la cosa più logica, infatti se risolvono un problema tolgono il giocattolo campanilista ai loro elettori, i politicanti fanno semplicemente ciò che gli elettori sembrano chieder loro: dacci oggi la nostra possibilità quotidiana di dire “io sono più bravo di te”.

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