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Baroni e proteste

26 Novembre 2010 alle 14:30

La santa alleanza tra baroni e studenti universitari è nei fatti e non si può bollare di demagogia chi la denuncia. Purtroppo la concomitanza della riforma del reclutamento universitario con l'applicazione dei tagli orizzontali all'istruzione è stata improvvida ed ha facilitato la strumentalizzazione degli studenti universitari per la difesa degli interessi comparativi a tutti i livelli del mondo accademico. I ricercatori stabili vogliono la promozione ad associato attraverso i vecchi concorsi addomesticati o meglio ancora ope legis, rifiutando come il diavolo con l'acqua santa il concorso per l'abilitazione nazionale previsto dalla riforma, unico vero strumento di valutazione del merito. A loro volta i ricercatori precari con alle spalle lavoro sottopagato pretendono il premio che i loro predecessori hanno sempre avuto: un bel posto garantito a vita da ricercatore confermato senza più alcun controllo. Ognuno al proprio livello non solo cerca di evitare di dover dar conto dei propri risultati ma pretende promozioni pressoché automatiche. Il merito e l'impegno sono stati cancellati dall'orizzonte della nostra università ed i giovani che vi lavorano, una volta cooptati o in procinto di esserlo, si adeguano all'andazzo e pretendono di conservare la status quo. A fronte di questa situazione qualunque studente meritevole che in futuro voglia intraprendere la carriera universitaria senza appoggi baronali dovrebbe capire che questa riforma è l'unica seria opportunità che gli si offre.

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