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Scarnificare il Risorgimento

24 Novembre 2010 alle 14:00

Conservare il passato nella naftalina storiografica è una operazione che non preserva dall'assalto delle tarme della mistificazione retorica; così le celebrazioni per il 150^ della unità nazionale sarà occasione per convocare davanti al tribunale del giudizio politico tutto il panteon dei padri della patria e procedere alla vendetta dei vinti. Il Risorgimento fu una propaggine della rivoluzione, che completò la fine dell'Impero e la emergenza delle nazioni. Dante concepiva la nazione come una eresia dell'Impero; a differenza della Francia e della Gran Bretagna l'Italia nella storia europea è giunta tardi, come la Germania, alla unità nazionale perché presso questi due popoli è vivo il sentimento imperiale e non quello nazionale. Il Papato è stato influente in Italia proprio perché è succeduto all'Impero di cui ha conservato lingua e istituzioni. La lingua italiana è solo quella letteraria, anche oggi è una contaminazione anglo-dialettale. L'Italia è stata sempre un territorio per la contesa dei giganti, il volgo disperso ha sempre guardato attonito le scorrerie delle nazioni, come da una prospettiva allotria, che è quella astorica dell'Impero. Così è sopravvissuta guardando gli eventi con il sorriso astenico di una divinità etrusca. Alcuni uomini, ubriachi di novità, hanno voluto che entrasse nel novero delle nazioni e che divenisse forte e restauratrice dell'Impero, non più quello aereo e spirituale ma quello dell'aquila fascista della depredazione e della rapina di uomini e cose all'interno e all'estero. Bisognerebbe ricordare che il primo effetto memorabile del Risorgimento, al di là del pittoresco della fanfare dei bersaglieri, fu Caporetto e tutti i milioni di morti consegnati alle lapidi delle nostre piazze, preparazione a quegli altri che si consummarono nella II guerra mondiale... si possono celebrare le sconfitte?

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