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La divinazione politica

23 Novembre 2010 alle 08:30

Ogni democratica votazione è una dialettica rituale condotta secondo dinamiche non logiche ma aritmetiche, non è atta infatti a determinare nè il vero nè il probabile bensì il meno opinabile all'interno di una nazione o di un gruppo, nella sottesa convinzione che solo col sacrificio della verità si dia luogo alla libertà politica e di conseguenza alla pace sociale. Il sondaggio di autorevole fattura vale così per le democrazie moderne come la deduzione di divini auspici dal volo degli uccelli per tramite di stimati àuguri valeva per l'antica repubblica pagana, la superstizione non è evaporata ma è solo transita dal volto etereo degli Dei a quello terreo degli uomini. Superstizione è ritenere che la verità abbia voce per segni segreti che lo scrutamento del cielo o lo scrutinio delle schede elettorali possa portare alla luce; essa invece ha una luce propria e un proprio splendore, veritatis splendor, risplende nelle tenebre e quindi dà visibilità a tutte le cose come il Sole, che pure è inguardabile, al punto che persino un materialista anticristiano come Hitchens deve riconoscere in verità che abortus et homicidium convertuntur. Mettere ai voti la vita di un feto è di per se una provocazione oscena che infatti solo a questo può valere, a smuovere i cuori dalle sabbie mobili di quella menzogna innaturale per cui l'unica verità possibile sarebbe l'esito di un'opinione conglomerata. Dove sta un cadavere (presente o prossimo è irrilevante) là si radunano anche gli avvoltoi, per cui non c'è da stupirsi che al momento stia stravicendo l'opzione abortiva.

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