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Un appello accorato, un grido di dolore

22 Novembre 2010 alle 21:00

La vicenda Carfagna non va sottovalutata, perchè (al di la delle risse o dei torti-ragioni del ministro, che né difendo né incolpo) essa rappresenta la cifra di come la politica anche nel PDL abbia raggiunto un livello che dire fastidioso è eufemistico. Lo stralcio dell'intervista al Corriere di La Russa poi, invece di acquietarmi, mi irrita ancor di più. Emerge il senso di un partito (anzi di una dis-organizzazione politica) che, perlomeno in Campania, è allo sbando e si muove proprio come quei camorristi che Maroni fa arrestare: manovre, promesse, spiate, ingiurie, tradimenti, alleanze, menzogne, patti sotterranei, baci, abbracci, corna e mezze verità. E sullo sfondo la mondezza di Napoli che riflette cinicamente come uno "specchio delle loro brame" questa brutta situazione. Lo so che la politica è fatta solo per chi ha il cuore peloso e che le mammolette è bene che stiano a casa. Ma per me, che pur osservo dal di fuori, avendo tuttavia i piedi in ammollo in questa Italia sgangherata, affermo che non è possibile per il centro destra ergersi a classe dirigente modernizzatrice di questo Paese e far marcire situazioni che se non affrontate, come quella Campana, portano a morte certa. Hanno colpe Verdini, Cosentino, lo stesso La Russa e le almeno altre decine di vicerè o principi che lì, ma non solo, imperano? A questo punto non mi interessa. O si ha il coraggio e la forza di spazzarli via, tutti, o si rimane con un pugno di mosche in mano. Sono indignato. Il mio è un appello ai cittadini normali, sostenitori del centro destra e di Berlusconi, di avere uno slancio, uno scatto, di emettere un grido di dolore: bisogna cambiare strada. Anche per guardare al futuro con ancora un pizzico di speranza. Altrimenti, per intanto, il mio piccolissimo voto, che conta nulla, solo uno su 30 milioni, davvero se lo scordano.

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