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L’Aquila: le parole e i fatti

22 Novembre 2010 alle 19:00

Pur essendo solidale con lo stato di disagio degli aquilani che scendono in piazza non ne condivido le motivazioni. A tale riguardo sono rimasto sorpreso da un cartello che recitava più o meno così “Vogliamo lo stesso trattamento riservato agli altri terremotati” .Se così fosse , questo per gli aquilani sarebbe una iattura , perché esistono zone dell’avellinese che , a distanza di trenta anni dal sisma, hanno ancora persone che vivono nelle roulotte. Per l’Aquila il Governo ha fatto bene all’indomani della tragedia dal momento che ognuno ha avuto una sistemazione e in nove mesi hanno riavuto l’alloggio ventimila famiglie. Il problema è un altro. Quando si è passati dalla fase dell’emergenza a quella della ricostruzione la responsabilità è passata dalle autorità centrali a quelle locali e la macchina si è totalmente fermata. La stessa cosa è successa a Napoli col problema dei rifiuti, per cui dopo due anni dall’intervento del Governo che aveva tolto i rifiuti dalla strade oggi si riapre il problema. Nessuno si chiede cosa abbiano fatto in questi due anni sindaco , presidente di provincia e governatore ma tutti addossano le colpe al governo centrale. In un Paese civile e democratico, lo Stato deve rimuovere i vincoli e individuare le soluzioni strategiche, ma chi deve risolvere i problemi e implementare le soluzioni sono comunque le autorità locali ,con o senza federalismo . Senza questa emancipazione istituzionale non si va da nessuna parte.

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