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La tv "buonista" di Fazio

17 Novembre 2010 alle 20:30

“Vieni via con me” di Fabio Fazio è un format televisivo originale, ma purtroppo, con buona pace di Endemol, non è esportabile. Perché in nessun altro Paese del mondo la televisione ha la centralità esasperata che si ritiene abbia raggiunto il suo utilizzo in Italia. Questo “vizio” di partenza, costringe la “sinistra” televisiva a cercare l’antidoto alla tv che addormenta la coscienze, in una tv che ha la pretesa di indirizzarle. Reagire alla tv che filtra, adultera o nega l’informazione, per sostituirla con quella che si propone di fare formazione è un riflesso pavloviano, che allontana l’uscita dal labirinto. Un percorso al termine del quale, non rimarrà altro che il caustico interrogativo “ci salveranno le vecchie zie?”, di longanesiana memoria. Poiché, anche le ideologie sono state declassate da Fazio/Leporello ad aria da opera lirica leggera: “Madamina, il catalogo è questo”. Al singolare, perché di fronte ad un offerta duplice, le liste non apparissero poi tanto diverse, nel timore che dal confronto potesse uscire un telespettatore disorientato, che poi sarebbe a dire diversamente orientato, rispetto alla scrittura televisiva degli autori del programma. Eppure, la differenza tra la destra e la sinistra esiste, ma non sta nella diagnosi largamente condivisibile della malattia. Non c’è bisogno del dottor House, per capire che la differenza risiede esclusivamente nella terapia. Ma nella mise en scene delle liste, premeva soprattutto confondere la malattia ed il malato, senza mai pronunciarne il nome. Maniera semplicistica per dire: se muore il malato abbiamo debellato la malattia. Metodo “buonista” che consente a tutti di identificare la malattia come una cosa fuori da sé. Così da lasciare allo spettatore il conforto della speranza di un altro avvenire possibile. Un percorso decisamente più facile che provare ad indurre nello spettatore una più alta riflessione: non temo il Berlusconi in sé, ma piuttosto il Berlusconi in me.

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