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Il partito di Fini

17 Novembre 2010 alle 10:30

Il partito di Fini nasce principalmente come l’esponente delle classi e delle istanze delle regioni meridionali. Il federalismo fiscale, come ogni altra forma di federalismo in genere, è lontano dall’ottica e dalla cultura di quel blocco per evidenti ragioni di interesse. Fino a quando lo stare dentro il PDL ha consentito il perpetuarsi del meccanismo del trasferimento di risorse da chi produce (e spende) a chi (solo) spende, nulla quaestio. Il profilarsi all’orizzonte dell’inizio della fine di tutto questo ha prodotto la reazione immediata della spaccatura. L’asse Fini - D’Alema dimostra, se ce ne fosse bisogno, quanto artificiosa fosse la stampella del vecchio Msi ad un progetto di Italia liberale, e quanto, invece, i partiti dello statalismo e del welfare siano fra loro in sintonia più di quanto le vecchie etichette ideologiche avrebbero potuto far pensare. Ora, l’intelligenza dell’uomo politico farà in modo che il suo partito tenti di recuperare “a Nord”, perché sa che senza quelle regioni l’altra parte d’Italia sarebbe condannata all’asfissia. Ma, dico io, è possibile che l’Italia debba essere condannata in eterno ad assistere alla riproposizione sotto varie vesti di questo schema di governabilità? Sarà mai possibile scorgere un moto non minoritario di rinnovamento interno delle classi e delle culture meridionali in grado di dare vita a istanze nuove, di portare alla ribalta uomini nuovi animati da logiche nuove che contribuiscano a chiudere definitivamente certe pagine di storia nazionale?

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