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Traditore, parola losca

16 Novembre 2010 alle 21:00

La storia Italiana recente e anche il linguaggio conseguente contempla la parola tradimento. La guerra civile a bassa intensità, che tuttora riaffiora e perdura n’è la prova. Casini parlò di CLN, mutuato dalle note vicende. La sinistra accoglie con simpatia questo termine, che evoca giorni eroici. 25 luglio, 8 settembre tutte date che fatichiamo a dimenticare e che riemergono puntualmente nei momenti topici, anche per chi, come molti di noi, nemmeno era nato. In una democrazia anglosassone il termine non esiste: Brown non è un traditore, ma l’antagonista o il legittimo successore di Blair. Nel nostro mondo, poco liberale, traditore è parola comune e usata in molte situazioni. Credo che la campagna elettorale prossima ventura sarà zeppa di sinonimi vicini al tradimento, come inaffidabile e sleale. Vedremo altresì grand’uso di vocaboli quali monarca o re sole oltre al consueto ritorno dell'intramontabile (purtroppo) tema del fascismo e comunismo. Ci sprecheremo in analisi psico sociologiche per definire il berlusconismo e chissà cos’altro ancora. Confesso che da elettore del patto PDL-Lega, la mia pancia considera Fini un traditore. La testa mi sussurra che l’operazione è legittima, ma inopportuna e terribilmente parolaia. A scanso d’equivoci, non considero Berlusconi inamovibile né insostituibile, nonostante l’indubbio carisma. Il suo errore, vista l’età, è quello di non occuparsi del futuro della destra in Italia, perché ragiona da monarca. Immaginavo l’uscita di scena del premier, gestita da lui stesso e non dagli eventi, leggi Fini. Ma tant’è. Dal punto di vista di una comunicazione elettorale, traditore, ha il gran pregio di essere compreso dal villano e dallo studioso perché parola evocativa e comune. Pancia e intelletto in accordo. Parola importante che permetterà (fino a che punto?) a Berlusconi di glissare i suoi errori.

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