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Tea party

15 Novembre 2010 alle 18:30

Caro Direttore, neanche io condivido la tesi secondo cui Fini è il competitore della destra bipolarista che manca al centro destra. Il presidente della camera non è uomo affidabile non già per il simbolismo racchiuso nel figlio che uccide il padre, che peraltro è imbarazzante per lui, bensì per l’assenza reale di un progetto alternativo al PDL. Destra Europea, è, come da lei ricordato, una locuzione vuota d’idee e pieno di politicamente corretto, niente di più. Il pensiero Finiano, si riduce nel tentativo di contenere la Lega, quando invero è Berlusconi che l’ha contenuta. L’operazione di Fini è contro il ceto produttivo, non parassitario, e contro la stessa unità del paese che ha due velocità e due modi d’intendere la nazione: uno federalista, l’altro centralista. Per nulla improbabile, visti i risultati, che il tema secessionista riaffiori con rinnovato vigore. Fini non è il leader di una nuova destra, ma lo stantio alfiere di un dejà vu immobilista che molti pensavano relegato al passato della prima repubblica anti bipolarista, parlamentarista e statalista. La terza repubblica invocata da Fini non è altro che lo scivolamento nella prima e un regalo per i parolai, d’ogni colore, amanti dello status quo. Fini è un nano politico, non un grande leader, e sarà uno dei responsabili della spaccatura fra nord e sud, come mai è accaduto finora. Pensi soltanto se la Lega si farà promotrice di una rivolta fiscale atta a spazzare via il governo centrale e i suoi sprechi. Che faranno i ribaltonisti per vocazione minoritaria e la classe politica centralista, che oggettivamente favorisce il malgoverno del sud? In Veneto, dove potrebbe partire la rivolta dei tea party nostrani, l’ipotesi è già dibattuta.

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