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Persecuzione cristiani in Iraq /2

11 Novembre 2010 alle 19:30

Al Qaida: "Tutti i centri, organizzazioni, istituzioni, dirigenti e fedeli cristiani sono bersagli legittimi per i mujaheddin". Sant Ignazio d’Antiochia: " Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, dalle quali mi sarà dato di godere Dio. Io sono frumento di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, affinché sia trovato puro pane di Cristo" (Epistula ad Romanos, 4, 1.) Le parole di questo santo martire sono la risposta alla ferocia sanguinaria e allo sterminio di centinaia di migliaia di cristiani in Iraq e in altri paesi sparsi per il mondo, nel silenzio quasi totale dei paesi occidentali di radici cristiane. Mi sembra che nemmeno la potente diplomazia vaticana vada oltre a un annuncio laconico da parte del Card. Bertone "il governo iracheno difenda i cristiani". Il significato del martirio, a noi cristiani, ce lo insegnano già dalla più tenera età al catechismo. Il sacrificio dei martiri è la più alta testimonianza resa alla nostra fede e a Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. Così recita anche il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ma il martirio è una vocazione e credo che i tantissimi padri e madri di famiglia cristiani che vivono nel terrore con i propri figli, non abbiano l’intenzione di votarsi a tale sacrificio estremo. Essi, vorrebbero semplicemente vivere in pace nelle terre in cui sono nate, potere andare in chiesa a partecipare alla Santa Messa e poter praticare liberamente la propria fede. E’ responsabilità ed è dovere dei governi democratici dell’Occidente come delle Organizzazioni internazionali competenti a porre fine a questa mattanza o, come scrive il bravissimo Toni Capuozzo, dobbiamo sperare che se ne interessi il buon vecchio Marco Pannella?

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