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Alessandro Campi dice bene, ma...

10 Novembre 2010 alle 17:00

Da Salvatore Merlo: "Men che meno il Cavaliere è un obiettivo che si vuole distruggere”, dice il professor Alessandro Campi. Seguono ragionamenti che possono essere condivisi, una visione, un progetto di futuro politico che vada oltre l'anagrafe del Cav. è legittimo, anzi doveroso per il centrodestra. Quello che non si capisce, proprio per quanto dice Alessandro Campi, è il metodo seguito da Fini per raggiungere quell'obiettivo. Poiché, atteggiamenti, parole, comportamenti sono inequivocabili, non si può far passare per volontà di costruire la richiesta delle dimissioni. Berlusconi non è, sul versante psicologico, di difficile interpretazione: se lo prendi per il verso giusto ti da quello che vuoi, se lo prendi di punta, se ne metti in discussione il ruolo, si chiude a riccio e parte lancia in resta. Impossibile che Fini non lo sapesse. Certo su questa base, si possono fare le scelte. Fini, nel congresso costitutivo del PdL. sembrava, a partire dal linguaggio del corpo insofferente, infastidito, scontento, poi sul palco si sentì in dovere di chiarire che non doveva niente a nessuno. La scelta della strada del contrasto, nacque lì. Tutto quello che ne è seguito è lo scontro tra due persone, come tali. Ovvio che poi ciascuno ci abbia messo del suo. La richiesta di dimissioni, fatta in un comizio pubblico non può essere ignorata, come sembra fare Alessandro Campi. Che, c'è da chiederci poi, cosa c'entri con Bocchino, Briguglio e Granata. Siamo nella fase della ripicca: tu hai espulso me ed io espello te. C'è poco di politico. Anzi nulla.

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