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Quel liberale di Pietro Grasso

6 Novembre 2010 alle 12:00

Sembra, mai essere certi delle buone notizie, che dal prossimo gennaio ci staccheremo dalla Cina e dal Senatore Pisanu per avvicinarci, pian pianino e senza fretta, ai paesi africani, rendendo libero l'accesso alle reti WiFi. Certo, non c'è da festeggiare, dato che la LIBERTA', scritta con tutte le lettere maiuscole, dovrebbe essere un dato di partenza, un dato scontato, almeno in una società civile quale, purtroppo, non siamo. Ma non voglio "allargarmi". Piuttosto vorrei stigmatizzare le dichiarazioni del procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, che non si lascia scappare l'occasione per dichiarare che l'accesso libero alle postazioni wi-fi e agli Internet point porterebbe a «ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet». Immagino che per uno come lui, del quale ricordo alcune dichiarazioni da licenziamento in tronco non più tardi di alcuni mesi or sono, siano un'intollerabile fonte di atti delittuosi anche la libera circolazione stradale (quanti delinquenti in meno potrebbero fuggire se quella libertà non vi fosse), la libertà di riunione (quanti delitti sopratutto associativi in meno sarebbero organizzati se quella libertà non vi fosse), la libertà di pensiero (quanti delitti sarebbero evitati se non vi fosse la libertà tout court). Vorrei rivolgere un invito al nostro prode antimafiosissimo. Se davvero pensa quello che ha detto credo sia opportuno per lui scegliere tra due opzioni: indaghi il governo per favoreggiamento della criminalità oppure, ci faccia la cortesia, cambi mestiere. In Iran potrebbero avere bisogno di lui. Forse.

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