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Poesia di un acuto osservatore perugino per un Cav suo degno interprete

5 Novembre 2010 alle 09:00

Poi a godersela con Langone e la curiosità, che è femmina. Qualunque sia la portata a cui siamo giunti, o frutta o liquore dolce o caffè, per l'umanissimo Silvio Berlusconi (in tempi di finte emozioni ostentate ma di reale 'frigidismo' nascosto una dote, quella dell'umanità, che meriterebbe indulgenza anche se egli avesse commesso un multiplo infinito delle cose tutte da provare addebitategli) una poesia tradotta dal dialetto perugino, operazione necessaria anche se ci perde, di un nostrano e fine osservatore della realtà, al secolo avvocato Gianpiero Mirabassi, di cui il Cav sarebbe degnissimo e adattissimo interprete in un malinconico ma in fondo sereno bilancio della propria vita. La Carta. Per aperitivo la miseria del dopoguerra/ quindi un bel primo di scuola ed innamoramenti,/ come secondo matrimonio con contorno di scemenze miste/ e alla frutta la pensione./ Poi, dopo il caffè, l'amaro dei ricordi,/ spenta la sigaretta sul piatto/ alzarsi per andare via/ (per una volta, in barba a tutti, faccia ciò che segue caro Cav) senza pagare il conto. Via, magari verso quell'altro pasteggio, davanti un nocino e un Langone, fra cent'anni a cantare “Quanti anni hai stasera/quanti me ne dai bambina/ forse ne ho soltanto qualcuno, qualcuno più di te/ma è la curiosità (per Vasco forse solo per quella sera) che non so più cos'è”. Ma di certo per quei due terribili vecchietti C&C, Cav e Camillo, anche tra un secolo tanta curiosità, che è femmina, e se la godranno, oh sì, se la godranno.

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