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Reati senza vittime

2 Novembre 2010 alle 14:30

Giorni fa ho letto con stupore su giornali come Repubblica e il Fatto ampi reportage sul rapporto dell'associazione Antigone sulla situazione (disastrosa) delle carceri italiane, addebitata (giustamente) sia da Antigone che dai suddetti giornali (ovviamente senza citare i magistrati) alla simpatica consuetudine italiana di mettere innanzitutto gli indagati in carcere e poi, con (molta) calma, valutare se c'è un minimo di giustificazione ad una misura del genere. Con sommo stupore leggo quindi adesso sugli stessi giornali l'indignazione per un intervento del premier che, almeno per quanto se ne sa finora, si è semplicemente prodigato per evitare, sempre rispettando la legge, l'ennesima carcerazione 'a cuor leggero'. Com'è possibile allora che le stesse persone si scandalizzino sia per un uso prudente della carcerazione, sia per un uso disinvolto? non è semplicemente il classico caso di due pesi e due misure, piuttosto è rivelatrice la menzione, su Repubblica, dei reati senza vittime (come l'immigrazione clandestina) per i quali alcuni (in effetti non molti) detenuti sono trattenuti in carcere, magari in attesa di giudizio. E' questo il punto: spacciatori, borseggiatori, rom evidentemente commettono reati senza vittime, mentre Ruby ha commesso un reato con la più importante delle vittime, il moralismo ipocrita che imperversa non tanto nella stampa quanto nel carattere degli italiani.

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