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Si sta come/ d'autunno/ sugli alberi/le foglie/

26 Ottobre 2010 alle 18:50

La legge non è una costante ma una variabile permanente della politica, essa regola la sfera pratica, non etica del diritto. Se fosse una costante sarebbe immodificabile, come tutte le costanti fisiche o sacre, ma il fatto che il legislatore abbia previsto che la stessa legge delle leggi della repubblica sia modificabile toglie ai magistrati l'autorità assoluta e la riporta al Parlamento. Si sta ungarettianamente come foglie sull'albero in autunno, vòlti alle sentenze di un giudice che "libito fa licito in sua legge". Quello che è accaduto a Terzigno con dissimulata compiacenza della opposizione rischia di accadere nelle varie corti d'Italia, perché talvolta in discarica finiscono anche le sentenze che come foglie di Sibilla escono dai nostri tribunali; l'ingiustizia è una percezione istintiva dell'uomo e raggiunto un punto critico esplode con escandescenze irrefrenabili; allora né divisa di poliziotti né tocco di giudice o persuasione di personaggi autorevoli valgono a domare la furia del popolo minuto, che pensa per categorie antagoniste, senza perdersi in speculazioni dialettiche. Mi riferisco alla recente sentenza della Cassazione circa l'espulsione di clandestini con minori a rischio di turbamenti psichici. Le due categorie elementari della politica, come insegna Schmitt, sono quelle di amico- nemico, tra cui va annoverata quella di cittadino-straniero, l'evangelico sì, sì-no, no. ll resto viene dal Maligno.

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