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La dignitosa battaglia del Presidente Fini

25 Ottobre 2010 alle 21:40

Se dovessimo dare un minimo di dignità politica alle posizioni assunte da Fini, dovremmo dire che si ispirano certamente alla tradizione più nobile del fascismo, quella che, a partire da certa filosofia idealista, da Fichte a Hegel per arrivare a Gentile, considera lo stato un ente di ragione, ossia la manifestazione oggettiva della volontà morale di un popolo. In questa visione, qualunque istituzione, qualunque legge, qualunque potere costituito, fosse anche il più deviato e corrotto, ha più veritiera giustizia di qualunque diritto o pretesa soggettiva di avere giustizia. In questo senso chiunque attacca un’istituzione è "oggettivamente", amorale, un individuo da combattere e rendere impotente, perché il suo agire e pretendere non possono che danneggiare il "bene comune". Fa bene, dunque, Fini a cercare, anche con mezzi machiavellici, di demolire il cavaliere. Quello che però lascia perplessi è perché, in questo dannato paese, un’onesta battaglia di etica fascista debba essere fatta passare per una battaglia liberale e democratica.

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