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Fatti e parole

25 Ottobre 2010 alle 14:50

Sto assistendo in diretta Tv al dibattito tra Fini e D’Alema, ad Asolo. In realtà “dibattito” è un parolone, vista la sintonia sostanziale su quasi tutto da parte dei 2 interlocutori; direi che il loro dialogo ricorda di più le prove tecniche di un governo “tecnico”. Anche sulla giustizia sono prevalenti i punti di incontro, tanto più dopo che Fini ha dato l’ennesima prova di quanto e cosa significhino per lui la coerenza, la trasparenza e la lealtà verso l’alleato politico: non è ammissibile la reteirabilità del lodo Alfano, afferma sicuro il presidente della Camera; si parla di quella reiterabilità a favore della quale Futuro e libertà ha votato pochi giorni prima. Intanto vedo scorrere sul teleschermo una notizia: arrestato Gerlandino Messina, boss ricercato dal 1999 e che figurava tra i 30 più pericolosi latitanti, 28 dei quali già catturati. E mentre osservo la corrispondenza di amorosi sensi tra Fini e D’Alema sul tema della giustizia e della legalità, mi viene da pensare che, nonostante tutto, nonostante i ritardi, gli obiettivi mancati, le inerzie di questi mesi, quella a favore di Berlusconi rimane ancora l’unica scelta possibile per chi non sopporta una politica fatta solo di parole, moralismo, furbizie e tanta tanta ipocrisia.

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