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Sarah, la grande iena e la poesia

19 Ottobre 2010 alle 15:30

A chi abbia ancora in serbo un po’ di pietà verso il genere umano e nell’appartenenza ad esso non abbia esaurito la lucidità del barlume razionale sembra che la barbarie da cui è stata travolta la giovane Sarah abbia solo rinnovato la sua cifra temporale; nell’epocale ricongiungimento della barbarie primitiva con quella postmoderna il corpo di Sarah sembra essere stato sottratto al crimine ancestrale dell’orco solo per finire sotto quello ipertecno-alogico della grande iena massmediatica (il Grande Fratello già impallidisce nel giurassico). Di fronte a questo scempio che l’uomo ogni giorno fa di se stesso l’unica parola appropriata sembra quella della poesia; della poesia intonata ai flagelli della guerra mondiale che forse oggi ha solo spostato il suo fronte sui nostri teleschermi. Per chi voglia davvero onorare il ricordo di Sarah e in questo tesaurizzare un augurio di speranza per il nostro tempo i versi di Ungaretti sembrano essere l’unica alternativa a quel silenzio lieto dove non passa l'uomo della grande iena. Solo una strofa: "Cessate di uccidere i morti/ non gridate più, non gridate/ se li volete ancora udire/ se sperate di non perire".

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