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Negazionismi selettivi

19 Ottobre 2010 alle 08:00

L’odiosità intrinseca del cd. negazionismo non merita la dignità oggettiva che una apposita previsione normativa sanzionatoria procurerebbe tanto alla tesi che a chi se ne rendesse in qualche modo divulgatore. L’invocazione di una legge che sanzioni la negazione della Shoa sembra piuttosto la resa all’imbarbarimento della ragione che non la punizione connessa alla lesione di un interesse collettivo: chi “s-ragiona”, infatti, dovrebbe porsi per ciò stesso fuori dal contesto sociale; e se così non è, la causa non risiede nella mancanza di una legge quanto nella perdita di condivisione per ciò che una volta si sarebbe definito “evidenza”. Il legislatore che dovesse impedire che qualcuno “neghi o banalizzi grossolanamente i crimini di genocidio” (così si esprimevano nel 2007 i ministri della giustizia di ben 27 paesi) un secondo dopo dovrebbe anche sanzionare chi in qualche modo neghi o banalizzi lo sterminio dei non nati, la cui evidenza omicidiaria non è meno mortifera di chi “istiga all’odio razziale o alla violenza”. E le cui motivazioni, se volgiamo, sono per lo più non meno spregevoli. E le cui azioni, purtroppo, non riposano nei libri di storia, ma sostanziano la quotidiana esperienza della sola evidenza oggi riconosciuta tale: la legge del più forte. Alla faccia di ogni Alta Corte di Giustizia!

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