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Se duellano i giornalisti

18 Ottobre 2010 alle 16:30

"[…] Il turpiloquio non è perseguibile: alla cornetta si dicono tante cose. Quel che è scandaloso viene dopo la telefonata. Spaventata dai malavitosi avvertimenti, la Marcegaglia telefona a Confalonieri, presidente di Mediaset e consigliere d’amministrazione del Giornale. Confalonieri telefona a Feltri, direttore editoriale. Si ottiene un accordo. Si parlerà della Marcegaglia, ma con cura: pubblicando magari articoli, fin qui ignorati, di altri giornali. È così che il giornalista si tramuta in smistatore di pizzini, e demolitore della propria professione..." (Barbara Spinelli - La Stampa) È un’enormità e non è cortese definire “pizzini” gli articoli degli altri giornali trascurati dai lettori. È un insulto al giornalista che quel “pizzino” ha scritto e a chi, professionalmente, colleziona quei “pizzini” per ravvivare la memoria del lettore pigro e distratto. Si capisce però, anche fra i giornalisti, preclari che siano le loro firme, c’è l’ambizione di sembrare migliori del collega giornalista che milita sotto altra bandiera. Certo, la professione giornalistica dovrebbe rifuggire da queste piccinerie che travagliano i comuni mortali: informare il pubblico è una missione sacra che non dovrebbe subire l’influsso di certe passioni. Ma tant’è e c’è poco da dolersene: “Homines sumus, non dei”.

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