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La filosofia della colpa altrui miete più vittime dell'Armata Rossa.

16 Ottobre 2010 alle 18:30

Il più esteso e duraturo esperimento di ingegneria sociale del XX secolo non si è concluso con la caduta del muro. Sotto le sue macerie è andato seppellito il solo “mito”: il gergo, i simboli, le piazze rosse, i colbacchi e gli stivaloni. Se tutto ciò riposa nei musei del folklore comunista, attrazione per turisti, nostalgici o pscicopatici alla Kim Jong, non è invece andata dispersa la devastazione mentale, la vera e propria corruzione dell’intelligenza che del “mito” si è nutrita: se oggi è facile rigettare l’“apparato” che quel delirio visionario aveva creato, molto più difficile sembra invece sfuggire al danno esistenziale che “la filosofia della colpa altrui” (il socialismo) ha irreparabilmente inferto alla mentalità: non dubito che il buon Epifani sia in buonafede quando si augura che non si verificheranno incidenti alla grande manifestazione sindacale di sabato. Non dubito che il buon Epifani sia in buonafede quando dice che Maroni, se sa, deve agire senza parlare altrimenti alimenta un clima di violenza. Non dubito che il buon Epifani sarà in buonafede quando, se ci saranno incidenti alla grande manifestazione sindacale di sabato, ne attribuirà la colpa ovviamente a Maroni. In tal caso, quando qualcuno gli dovesse rinfacciare: “comunista!”, ai “futuristi” che storceranno il naso non dubito che la colpa apparirà, ovviamente, tutta di quel visionario di un Cavaliere.

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