cerca

Sul manifesto dei vescovi di Gerusalemme

14 Ottobre 2010 alle 19:40

Non è che il documento dei vescovi di Gerusalemme contro Israele sia più “politico” che dotato di spessore “teologico”? Che le posizioni politiche di Israele siano “basate sull’ingiustizia” è un apprezzamento. Che “l’uso della Bibbia” (?) non possa ”legittimare o supportare scelte o posizioni politiche” indurrebbe a rivedere il giudizio sul Sacro Romano Impero e sull’Impero romano d’oriente (o sull’ accorato appello di Giovanni Paolo II circa l’inserimento delle “radici cristiane” nella Costituzione europea). Che migliaia di prigionieri “languono” nelle carceri israeliane è un’altra visione “di parte”: come sono le condizioni dei prigionieri politici nelle carceri palestinesi, per non parlare di quelle dei regimi che circondano Israele? Ma la cosa che più mi ha colpito (ferito?) è la concezione separatista, di distanza, tra loro ("la nostra terra, nostro discapito") e noi ("l’ovest"). Sento circolare sotterraneamente un visione etnico-territoriale che sembra unire più di quanto non dovrebbero fare valori, cultura e civiltà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi