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Santoro tra martiri e"servi".

14 Ottobre 2010 alle 20:30

Se anche le stelle del calcio subiscono il cartellino rosso o salate multe per “gamba tesa” o contrarietà all’arbitro, viva il giudice sportivo; se la squadra subisce squalifiche di più giornate per colpa degli ultrà, viva le regole sportive; se l'arbitro si becca lui il cartellino rosso perchè non ha visto la manata galeotta, viva la severità della sanzione. Se il cartellino rosso se lo becca dall'ordine dei giornalisti un direttore di giornale o il redattore capo per lesa deontologia professionale, viva l'ordine dei giornalisti, così imparano, anche il famoso detto: punirne uno per educarne cento. Se un cartellino sbiadito va contro Santoro perchè guarda dall'alto dei suoi vaffa il direttore generale della Rai, è un'aggressione alla libera informazione. Se poi Santoro sobillando il popolo dice: "o io oppure Masi", questo viene ritenuto atto di eroismo se non vero e proprio martirio per la libertà. Mentre il provvedimento di Masi un chiaro atto di servilismo al potente di turno. Siccome le democrazie non hanno bisogno di martiri e neppure di eroi, io mi schiero per gli atti “servili” contro la prepotenza senza più misura.

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