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L’Italia orbata di Santoro

14 Ottobre 2010 alle 16:20

L’Italia televisiva è in gramaglie, afflitta, disperata, orbata di due trasmissioni di “Annozero” condotte da Santoro. L’ira funesta del dg Rai, Mauro Masi, ha colpito Michele Santoro sotto il portafogli e i lamenti dell’anchorman si sentono dalle Alpi al Lilibeo. Come aggiungere sventura a sventura? Non c’è pietà fra questi dirigenti RAI che privano l’Italia di una voce libera e democratica. Speriamo che ci sia presto un giudice a Berlino, che almeno faccia recuperare al povero Santoro Michele il peculio perduto per la caparbietà del Masi Mauro, pro tempore dg della Rai, in attesa di quiescenza. Menomale che due giganti democratici come Nichi Vendola e Bocchino Italo si ergono a baluardo della libertà di Santoro Michele: ne vedremo delle belle. Sì, è vero, Michele ha mandato, con un “vaffà”, il dg Masi Mauro a quel paese, ma è un modo di dire amicale; anche D’Alema usa lo stesso linguaggio per liberarsi dell’importuno Sallusti che proprio in Tv lo assillava con petulanza. Lo stesso Prodi se ne servì per un altro rompiscatole, a Montecitorio (la Tv gli carpì il movimento delle labbra), non senza contare gli epiteti che volano in Parlamento fra nemici di partiti che si scoprono a vicenda pezzi di questo o di quell’escremento posato di fresco dall’interlocutore. Ne sa qualcosa l’austero Bersani. Diciamo che i tempi s’involvono e con essi il linguaggio. Non c’è più quella severità classica di esprimersi con parole confacenti all’ambiente e alla persona cui è diretto l’epiteto, si esprimono i propri malumori liberi dai freni inibitori e, la cultura, non interferisce più là dove le parole son dure come pietre. Per il momento Santoro Michele resterà dieci giorni lontano da noi (popolo sovrano) e l’Italia democratica e antifascista mette nello zaino delle proprie sofferenze l’ennesima privazione (Annozero) che avrebbero potuto risparmiarle.

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