cerca

E' accaduto a Roma, dopo il tassista di Milano

13 Ottobre 2010 alle 08:50

Per la cronaca: "[...] quando ho detto ad Alessio che la donna era in coma, ha avuto un momento di sconforto. Non pensava di aver fatto una cosa tanto grave". Queste le parole dell'avvocato difensore del ventenne romano, incensurato ma con qualche denuncia per lesioni personali, che ha colpito con un pugno in piena faccia un'infermiera trentaduenne per futili motivi, la donna è in coma. Come dire che un coma procurato genera "un momento di sconforto". Mica disperazione, rimorso, offerta di scuse, no, sconforto, per un momento. E poi? Per l'infermiera speriamo ogni bene, per l'aggressore non cambierà nulla essendo il paradigma del nostro tempo dove qualsiasi azione violenta viene derubricata a "senza rendersi conto di quello che si fa, a gesto impulsivo, a reazione scomposta" La riflessione, o meglio la constatazione, non riguarda tanto le singole persone, ma il clima, l'aura, il sentire generale che sembra inclinato verso una irresponsabilità diffusa che nessuno osa censurare chiaramente perché la si confonde, non so quanto coscientemente, con l'esercizio della libertà. Senza capire che siamo sulla strada di restare in balia del lato più oscuro di noi tutti. Orate pro nobis.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi