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Afpak, mica Irak

12 Ottobre 2010 alle 12:10

Dall’Afpak dobbiamo andarcene e alla svelta, perché è una guerra che non importa più a nessuno, ci si accontenta di partecipare neanche fosse un torneo di bocce, ma non c’è l’intenzione di vincerla. Se viceversa si vuole vincere si deve radere al suolo tutto quanto e poi capire a chi consegnare le chiavi. E questo è un bel problema perché gli unici un po’ istruiti sono i talebani! A Karzaj dareste le chiavi del lucchetto della vostra bici? Mica si può stare lì in eterno, a rischiare la pelle per qualche sfigato villaggio, è un postaccio l’Afpak, niente a che vedere con l’Iraq. Immagino che per Barack e i suoi strateghi, le sue eminenze grigie, gli obiettivi siano altri, non so quali però una cosa è lampante, il loro obiettivo non è vincere. Per fare o continuare le guerre d’attacco occorre inderogabilmente stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi, e identificarsi nei buoni in modo che i soldati sappiano il perché combattano. Il Barack che non si sente in guerra con i talebani né con l’Islam, risulta molle come lo squacquerone romagnolo. Peraltro scaduto.

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