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Le autoreti della supercricca

8 Ottobre 2010 alle 22:00

Un giudice che ordina una perquisizione a tre giornalisti che neanche a uno in odore di mafia (sequestati i computer della moglie e del padre [?] di Porro). Due o tre giornali nazionali a caso, finora così fortemente impegnati a non volere il bavaglio alla stampa, che nella loro titolazione pendono con naturalezza dalla parte della magistratura. Partiti che difendono le intercettazioni a favore della libera stampa che non spendono una sola parola per denunciare la gravità dell'accaduto. Tre grosse autoreti da parte della supercricca. O come altro si potrebbe battezzare una sia pure ipotetica indagine fatta da un qualsiasi giudice italiano che per 16 anni abbia messo sotto controllo i telefoni di un paio di banchieri, un paio di membri del Csm, due editori e due procuratori italiani, quattro imprenditori, quattro politici e quattro giornalisti presi a caso, che impediscono al governo di fare il suo lavoro? Pensate forse che i 20 personaggi qui sopra siano davvero ipotetici? E che non abbiano mai menzionato in colloqui privati o telefonici Silvio Berlusconi, alcuni esponenti del suo partito, l'uso di possibili avvisi di garanzia, la volontà di impedirgli di governare, o non abbiano mai menzionato un paio di inchieste, fatte, da fare o in corso? Andiamo, vi pare credibile? Vi sembra fantapolitica? O e' piuttosto cio' che si nasconde dietro alla madre di tutte le cricche che stiamo vivendo da quel (bendetto o maledetto?) 27 marzo 1994? Fossi un trainer, direi al governo di fare catenaccio all'italiana e smetterla di attaccare: si vince semplicemente sfruttando gli errori degli avversari. E naturalmente, dopo queste tre autoreti, Luca si guarda bene dallo scendere nell'arena.

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