cerca

La terra che sanguina

6 Ottobre 2010 alle 22:00

Le immagini raccapriccianti del diluvio del fango rosso, tossico che ha invaso, portando morte e distruzione nei comuni di una delle regioni più belle e più laboriose dell’Ungheria, hanno girato il mondo intero. Ancora una volta assistiamo inorriditi davanti a scene di disperazione di gente che in pochi secondi perde tutto e davanti alla natura ferita a morte a causa di una catastrofe annunciata. Non è l’ira di Dio che s’è scateneta. Nessun terremoto, alluvione o tsunami di fronte ai quali l’uomo niente può. Dietro il disastro c’è l’errore umano- annuncia il Premier ungherese. Le cause sono naturali. Le piogge abbondanti e il vento forte di questi giorni hanno franato il muro del deposito – replica la direzione dello stabilimento che s’occupa della lavorazione di alluminio. Ma bravi! Ma quale manutenzione scrupolosa praticate se basta un po’ di acqua e vento per far crollare una riserva che custodisce un milione di metri cubi di amasso velenoso, per giunta nei pressi di abitazioni? Comunque lo scaricabarile s’è già scatenato tra i politici. L’accaduto è colpa della destra o della sinistra? Parole che si confondono e confondono, ognuno dice la sua. La gente si domanda con terrore – sarà il Chernobyl ungherese? Quelli di Greenpeace prevedono la morte di quel territorio per i prossimi 50 anni. E i fiumi? Come salvarli dal fango killer, essendo tutti affluenti del Danubio? Luminari della medicina e della scinenza s’interrogano su quali danni potrebbero esserci in futuro per la salute della popolazione e per l’ambiente, coinvolti in un disastro ecologico di tale portata, visto che non si conoscono finora dei precedenti nel mondo intero. A me,una sola parola viene in mente. Vergogna!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi