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Xenofobia

5 Ottobre 2010 alle 13:00

Dice molto correttamente Berardinelli che le società umane, se minacciate, reagiscono con fenomeni xenofobi. Cosa ben diversa dal razzismo, che è notoriamente su base biologica. E’ un dato di fatto, piaccia o no. Leggi, costituzioni e religioni possono mitigare la realtà, mai sopprimerla. Quello che accade in Europa, l’avanzata delle destre xenofobe, è la reazione, lenta quanto tarda e prevedibile, a decenni di imposizioni astratte dell’altro. Continuo a ritenere che i motivi alla base di questa deformazione della realtà risiedano in due luoghi precisi. L’ubriacatura secondo la quale gli uomini sono divisi in due blocchi: ricchi o poveri. Dove i poveri hanno maggior diritti dei ricchi per definizione ideologica. Il secondo vede gli uomini in funzione della forza lavoro che possono esprimere senza distinguere la provenienza culturale e religiosa. Marxismo e liberalismo sono da questo punto di vista equiparabili. La realtà è però diversa. L’uomo in quanto tale è governato da leggi proprie che sono indipendenti e svincolate da ideologie, semplicemente sono. Oltre una certa soglia (5-7 per cento) di altri già si pone il problema. Se poi questi individui mal si integrano nel tessuto sociale il problema diviene vieppiù esplosivo. La politica è l’arte del possibile e, o si separa da una visione ideologica del problema immigrazione, o è destinata a fallire su un tema che è lungi dall’essere irrilevante. Le democrazie non sono il paradiso né l’assoluto. Se vogliono funzionare dovranno affrontare il problema alla radice, viceversa masse sempre più consistenti invocheranno forme difensive di stampo fascista. Noi siamo i discendenti di Caino, non di Abele, e ricordarlo ogni tanto non farebbe male.

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