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Non solo Toquinho e Ronaldinho

5 Ottobre 2010 alle 08:50

Per noi il Brasile è un carnevale, una capoeira, una giocata di qualche funambolo sulla spiaggia di Bahia, o piuttosto le favelas e i minos de rua, tutto questo ed altro ancora ma non la politica che abbiamo sempre snobbato. Piuttosto interessanti invece stavolta le elezioni brasiliane, come mai prima d’ora, per diversi motivi: • appurato che il leader più influente del pianeta, Lula, ha fatto molto molto bene (basta dare un’occhiata ai dati riportati su Il Foglio), si può chiudere un’occhio e pure l’altro sulle cattive frequentazioni di un politico che, seppur risollevando una nazione che aveva ereditato in uno stato di abbandono e strazio, si è avvalso di un’infinità di consiglieri, leader congressuali, capi partito obbligati a rassegnare le dimissioni per concussione, frode, acquisto di voti, appropriazione di fondi pubblici, più tutta una serie di comportamenti criminali? • considerato che l’ambientalismo, diversamente che da noi, paga in terra carioca, con l’Amazzonia deforestata che grida vendetta, Marina Silva sarà premier la prossima volta? • le idee di Rousseff e Josè Serra che si diversificano per un’incollatura, sinistra e destra sono destinate ad elidersi in futuro, a finire in un unico imbuto, come da noi Casini e Rutelli?

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