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La città imprendibile: Roma

4 Ottobre 2010 alle 20:40

Il Paese, si sente sempre dire, ha la politica che si merita. Almeno da un punto di vista limitato al lavoro non la penso così. In questa fase sono meglio i cittadini dei politici, il paese sta lavorando sodo per uscire dalla crisi mentre la politica balbetta bislaccamente in un teatro volgare, un trucido Grand Guignol di periferia. Poco e mal rappresentato a livello nazionale il paese si muove e si organizza, ma non riesce a scalfire, non dico a sfondare, quella città fortificata che è Roma. La capitale politica sembra arroccata su una montagna imprendibile, distante e avvolta nelle nebbie; la società civile anche se esausta e sfibrata, anche se non sa a chi rivolgersi, chi implorare, ha ancora energie da vendere ma mentre il livello locale gli è più congeniale perché vicino, a portata di mano, la distanza con la rappresentanza a livello nazionale è incolmabile. E non penso sia solo questione di voto unico di preferenza e di blocco delle liste. Vedo però, anche se sfuocato, un orizzonte nuovo, oltre che tanta voglia di lavorare, mi sembra di scorgere un gran desiderio di rinnovamento, si sente la necessità di vivere in un paese che sia moderno, ma con un senso, una direzione, si percepisce il desiderio di uscire da questo periodo di disorientamento e di rassegnazione, di dibattito pubblico affievolito.

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