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Se il "De Monarchia" è troppo dirimente, meglio la "Vita Nuova"

1 Ottobre 2010 alle 18:50

Pare sia iniziato il libero concorso di idee per riempire di contenuti il “pensatoio” del Presidente della Camera. Ci suggeriscono però di evitare di fornire materiale in evidente distonìa con il campionario di luoghi comuni e di paludato conformismo che l’allegra brigata di spin doctors del Nostro hanno già “pensato”: sarebbe troppo difficilmente integrabile nella “logica di mediazione” auspicata anche da questo giornale. E allora? Siccome nessuno, che abbia a cuore le sorti della “destra” e del Paese, dovrebbe sottrarsi al civico dovere della partecipazione costruttiva alla libera circolazione delle idee, provo a buttare giù una “cortese” divagazione letteraria che potrebbe, forse, interpretare i sentimenti ed i turbamenti di un uomo che, lungi dal voler cambiare il partito, la destra, il Paese o il mondo, si sia, a me pare, semplicemente “innamorato”: “Italo (Bocchino), i' vorrei che tu e Fabio (Granata) ed io, fossimo presi per incantamento e messi in un vasel, ch'ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio. sì che fortuna od altro tempo rio non ci potesse dare impedimento, anzi, vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse 'l disio. E monna Angela (Napoli) e monna Flavia (Perina) poi con quella ch'è sul numer de le trenta (la più bella: Elisabetta Tulliani), con noi ponesse il buono incantatore, e quivi ragionar sempre d'amore, e ciascuna di lor fosse contenta, sì come i' credo che saremmo noi”. Personalmente ad un aspirante statista “di destra” avrei dedicato il Dante del De Monarchia piuttosto che quello della Vita Nuova: ma ho voluto così offrire un contributo alla tanto invocata logica della mediazione.

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