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Diritti, in ordine sparso, in cerca di rappresentanza.

29 Settembre 2010 alle 22:00

Rivendico il diritto di ammalarmi senza incolpare il servizio sanitario nazionale (ma anche di invecchiare come il nonno senza che a nessuno venga in mente di staccarmi una spina). Di sperare che mia moglie non decida di cambiare sesso senza dover per questo essere considerato omofobo. Di non dover accogliere chi non si è in grado di accogliere dignitosamente senza dover per questo essere considerati razzisti. Di odiare chi va in vacanza a Dubai perché lì è impossibile prendere la Messa. Di avere la spazzatura fuori casa se non la voglio nella discarica. Di perdere il posto di lavoro perché improduttivo. Di trovarne un altro perché sono più bravo di chi l’ha perso. Di non ironizzare su Calderoli perchè napoletano e conoscitore dei miei vizi. Di amare Napoli perché napoletano e conoscitore delle mie virtù. Di incazzarmi con mia figlia (che non studia) e non con l’insegnante (che non la capisce). Di incazzarmi con gli insegnanti (che non hanno studiato) e non con la Gelmini (che se ne è ritrovati una mezza milionata in più del necessario). Di poter dire tutto questo, e altro, senza che un Bocchino qualsiasi non mi dìa, poi, del “fascista”.

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