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La secchia rapita

28 Settembre 2010 alle 17:10

A. Tassoni racconta di una guerra tra Modena e Bologna per una secchia rapita. L'epica cambia soggetto: dal ratto di Elena si passa a una contesa paesana. Anche in politica si passa dall'ira di Achille per la distribuzione di un bottino di guerra a quella di Fini per la contesa su un diritto di guerra elettorale, specificato non in una ancella ma in un appartamento, sempre- comunque-ascrivibile sotto lo stesso titolo della prevaricazione. Se non fosse che il delirio dei re è sempre scontato dal popolo ci sarebbe da divertirsi come nella letteratura comica classica, ma considerando che ne va la vita dei poveri e che alla fine sono sempre gli stracci che vanno per aria, è opportuno riflettere su quelle che diceva S. Agostino, che senza la giustizia non c'è alcuna differenza tra i re e i predoni. Cosa sia poi la giustizia è cosa da esaminare: anche i pirati spartiscono la loro preda secondo giustizia, quella distributiva, e quando proclamano di operare secondo quella assoluta, come fanno i giudici, in genere vogliono incorporare tutta la preda. Non c'e bisogno di ricorrere a Esopo, per comprenderlo, il gioco è noto; la politica è una servitù necessaria affinché gli uomini possano comunicare tra loro, ma in epoca digitale la comunicazione si serve di altri strumenti, quindi della politica resta solo la superstizione. La marea della globalizzazione ha fatto ritirare le acque dalle marine nazionali e appaiono i sedimenti dei fondali; sono lì da tempi immemorabili e vi resteranno fino alla marea di ritorno, quando Astrea riporterà la giustizia sulla terra, ma fino a quel giorno si troverà un uomo giusto per accoglierla?

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