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Disabilities

28 Settembre 2010 alle 18:00

“Questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare ... disturbano e non imparano nulla”. Lo ha detto l’assessore all’istruzione del comune di Chieri nel torinese proponendo classi “speciali”. “Questi ragazzi” sono i disabili ai quali una legge del 1992 ha aperto le porte delle scuole di ogni grado. Sono il nostro prossimo più debole, parvulos gravati da un fardello che non hanno chiesto e che a noi è stato risparmiato. Per questo da un punto di vista Cristiano le parole dell’assessore sono una bestemmia. Su un piano tecnico educativo invece le trovo sciocche e il ragionamento gretto. Ho imparato che i “diversamente abili” in realtà non disturbano più di certi soggetti tecnicamente “normali”. Il loro essere testimoni involontari di una sofferenza vera e incarnata offre ai giovani “normali” un’occasione per crescere che non ha eguali. Prima l’imbarazzo o la derisione per un idiota che nel dire due parole trasfigura viso e corpo in una smorfia tragicomica. Perché in adolescenza e pre-adolescenza sappiamo essere crudeli come ben pochi adulti saranno mai capaci di essere. Ma alla stessa età sappiamo anche aprirci come mai da adulti saremo capaci di fare quindi impariamo ad avvicinarci e vedere che la nostra e la loro umanità sono solo vestite di abiti diversi, il loro più scomodo. E a volte accade il miracolo che quelle facce storte dagli spasmi diventino agli occhi dei loro coetanei persone e sentano di essere percepite come persone. E lo stupido adolescente e pre-adolescente avrà imparato a guardare oltre facebook e di conseguenza a rimettere anche solo per un attimo in discussione quel delirante sistema di disvalori somministrato diuturnamente da media e corifei. Ma mi rendo conto come tutto questo non sia nello spirito dei tempi. Il concetto di “soggetto debole” deve adattarsi alle esigenze del pil. Fuori gli spastici improduttivi quindi e dentro chiunque non rallenti il processo didattico e soprattutto rappresenti una quota di elettorato più ampio.

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