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All'ippodromo di Cesena

28 Settembre 2010 alle 08:00

All’ippodromo di Cesena si è celebrato l’ossimoro della rappresentanza “perfetta”, dove rappresentati e rappresentanti coincidono. E sono, necessariamente, i “buoni”. Lo dice il metodo wiki. Niente partiti, niente corruzione. Niente politici, niente compromessi. All’ippodromo di Cesena si è celebrato l’inevitabile rito anarcoide di ogni demagogica democratizzazione del senso di giustizia. Ma anche del suo contrario, ovvero della fatale deriva assolutistica di chi proietta nella politica non già la regolazione di rapporti in vista di un bene comune, ma la costruzione della società perfetta: niente sintesi, nè mediazioni, solo “Comitati Civici” e pezzi di verità assoluta (manco a dirlo: nucleare, rifiuti, acqua pubblica, base Nato di Vicenza, Tav….) buttàti in faccia ai cattivi dai buoni del “popolo della rete”. Una sorta di catarismo politico che ammanta di purezza ogni decisione “contro”. E che si è rigirato addosso ai teorici della “superiorità antropologica” d’antant, come in ogni bella rivoluzione che si rispetti, dove i figli mangiano i propri padri. E così faranno i propri figli. Se solo, questi padri, sapranno trovare qualche madre disponibile. In rete s’intende.

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